ANGELO IZZO, L’INFANGATORE MOSTRO DEL CIRCEO

Il mostro del Circeo, Angelo Izzo, da incallito criminale qual’è, si è rifatto vivo.

Un mostro ritiene essenziale stare sempre sul proscenio, anche se si diventa più brutti e contraffatti dagli anni.

Oltre che plurimo e crudele assassino costui è prodigo nel calunniare.

Condannato a due ergastoli sa che rimarrà in galera a vita. Senza alcuna capacità di ricredersi da dietro le sbarre continua a seminare veleni ricorrendo al mendacio sistematico per raccontare storiacce nuove e sempre allucinanti.

Adotta l’antico adagio di Madame De Stael “Paralte male di me, ma parlate di me”.

Guai ad essere dimenticato!

Eccolo provarci di nuovo, secondo quello che riferisce la stampa.

Il suo percorso criminale è senza alcun dubbio il più disgustoso e stomachevole di tutta la storia giudiziaria d’Italia.

Leggo che, vantandosi di aver praticato arti marziali, si dedicò giovanissimo a rubare motorini (e per questo fu cacciato dalla scuola) per poi dedicarsi a rapinare banche, gioiellerie e uffici postali, nonché al traffico di sostanze stupefacenti in intesa con la malavita comune.

Numerosi gli stupri di gruppo per come ha raccontato ai giudici. Subì una condanna a due anni e mezzo di carcere per aver violentato due giovani, considerando il sesso la cosa di maggiore interesse.

Sol io procomberò, procomberò solo io”. Eccolo frequentare festini, in casa di alcuni suoi “compari” mescolando droga e divertimento, che spesso si traducevano in altre violenze.

Appena ventiduenne (è nato il 28/8/1955), scatenatosi con il concorso attivo di Gianni Guido e di Andrea Ghira, portò due ragazze, Donatella Colasanti di 17 anni e Rosanna Lopez di 19 anni in una villa del Ghira al Circeo, ove le stesse furono violentate, drogate e massacrate per un totale di 35 ore, con il contributo attivo del Guido e del Ghira.

I bravacci portarono la Lopez nel bagno dove fu picchiata e annegata nella vasca, mentre la Colasanti fu quasi strangolata e picchiata selvaggiamente in modo disumano e senza pietà.

Quale atrocità da barbari aguzzini! Tutto questo accadde il 29/9/1975.

Le belve caricarono poi i due corpi nel bagagliaio dell’auto del Guido, parcheggiandola in Via Poli per recarsi a cenare.

Per buona sorte i lamenti della Colasanti, sopravvissuta alle violenze (aveva finto di essere morta), attirarono l’attenzione di un metronotte, il quale avvertì la polizia.

Izzo e Guido furono arrestati, mentre Ghira si diede alla latitanza.

il 29/7/1978 seguì la condanna a tre ergastoli (la pena fu ridotta in appello a 30 anni solo per il Ghira.

Izzo, ristretto in carcere legge e pare che disponga di un container e, quindi  è informatissimo. Furbo quale, ne approfitta.

Avvia una “collaborazione” con alcuni Magistrati interessati ad andare a vedere fornendo sue versioni sulle stragi, da quella a piazza Fontana a Milano, a quella della stazione di Bologna e pure a quella della Piazza della Loggia a Brescia.

Cita gli omicidi di Pecorelli e di Piersante Mattarella e di altri, come pure episodi di terrorismo e di mafia e persino i legami di Cosa Nostra con la eversione.

Lui, il veridico, sa di tutto e compromette particolarmente l’estrema destra politica, concorrendo a far incarcerare numerosi militanti poi prosciolti giacché nei processi celebrati negli anni ’80 non furono trovati riscontri.

I giudici considerarono nulle le sue dichiarazioni che erano risultate solo frascherie.

Ha scritto la giornalista Sciarelli in un suo libro: “Se riesce a infinocchiare i carcerati per reati comuni non riesce a convincere quelli per reati politici”.

Indubbia, quindi, la sua vocazione alla facile calunnia a cui si induce pensando anche ai premi che la legislazione penale oggi consente a chi collabora con la giustizia. Quale pentimento il suo? Mai, peraltro, è restato con le mani in mano.

Quando ha potuto ha cercato di evadere, senza mai mostrare un segno di ravvedimento.

Nel 1977 cercò si scappare dal carcere di Latina. Altro suo tentativo non riuscito fu nel 1980 dal carcere di Paliano.

Grazie alla sua “collaborazione” ottenne un permesso premio il 28/8/1993, di cui subito approfittò per fuggire in Francia, a Parigi, ove venne riarrestato.

Finchè nel dicembre 2004 ottenne la semilibertà dal carcere di Campobasso su disposizione dei giudici di Palermo (poi decisamente contestati) per andare a lavorare in una cooperativa in aiuto ai disagiati.

Lavorare? Quando mai!

Per di più lavorare a favore dei poveracci? No!

Lui era un agiato “pariolino” e figlio di papà. Meglio disporsi a nuove violenze sempre contro le donne.

Eccolo il 28 aprile 2005 uccidere, asfissiandole, Maria Carmela e Valentina Maiorano residenti a Ferrazzano, rispettivamente moglie e figlia di Giovanni Maiorano, un ex affiliato (poi pentito) alla Sacra Corona Unita, che egli aveva conosciuto in carcere.

Perché le ammazza?

La stampa scrive: “Forse il duplice omicidio è la conclusione di un gioco sessuale sadico”.

Specificò il caso della Squadra Mobile Domenico Farinacci: “Si è trattato di un reato efferatio con modalità brutali. C’è in più una ritualità di chi non deve semplicemente sopprimere una persona. Non è stata una semplice esecuzione”.

Izzo era peraltro pratico – da dotto – di culti sadici e di regole demoniache.

Fu trovato sul luogo del delitto (le donne erano state chiuse da vive in un sacco di plastica e la figlia era nuda e ammanettata con nastro adesivo sulla bocca), un documento falso, buono per una facile fuga con la sua foto e tre pistole automatiche.

Un altro massacro del mostro analogo a quello del Circeo, grazie ad una semilibertà concessa a un noto rapinatore, stupratore e assassino sempre pronto ad esercitare la violenza contro le donne indifese.

Un campione virtù!

Per questo duplice omicidio, Izzo ebbe una seconda condanna all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni dal Tribunale di Campobasso del 21/2/2018 a seguito del cumulo dei due ergastoli che sta scontando.

Ma il duplice ergastolano non si da pace. Dice di aver scritto un libro e novelle sulle stragi e i complotti durante la prima repubblica, senza però averne dato una completa significazione.

Come fare per riproporsi?

Eccolo approfittare nel corso di un interrogatorio dinanzi al PM di Belluno, dr. Francesco Saverio Pavone disposto il 12/8/2015 per rilasciare un agghiacciante rivelazione, con più di 40 anni di ritardo.

Si era verificata il 21/8/1975, appena un mese prima della mattanza al Circeo, la scomparsa a Tai di Cadore di Rossella Corazzin di 17 anni di San Vito al Tagliamento, della quale non si è saputo più nulla (il Tribunale di Pordenone ne ha sancito la morte legale nel 2010).

Il veridico esgastolano, ragionandoci su, ne ha approfittato dichiarando a quel magistrato di aver appreso per telefono da Andrea Ghira e Gianni Guido che Francesco Narducci e tal Serafino D.L., su indicazione del Guido erano riusciti a rapire una “vergine” (a detta dello stesso Guido), appunto la Corazzin, allo scopo di “sacrificarla in una cerimonia di iniziazione di massa sul tipo dei riti massonici”.

La ragazza venne addormentata – è sempre Izzo che lo riferisce – con un tampone di etere e portata in una villa disabitata di proprietà del Narducci sita nei pressi del Lago Trasimeno in Umbria.

Izzo, avvertito del fatto, andò a trovare la ragazza “tenuta piena di sonniferi per cui non gli fu possibile parlarle”.

Ha aggiunto sommariamente alcuni dati somatici della fanciulla, che erano rinvenibili agevolmente sul web.

Seguirono ben 25 giorni di inferno, una prigionia orrenda al termine della quale si svolse la cerimonia “cavalleresca, giurando su Dio e i Vangeli”, in un salone della villa su un gran tavolo di legno agli ordine del “Serafino D.L.”, quale Gran Maestro, con una “specie di spada” in mano pronunciando tutti i presenti, in totale 10, il giuramento dei Templari, senza però specificare se pronunciato in latino, come d’obbligo, o la traduzione in italiano.

Mancava solo la imposizione degli speroni.

Dopo aver promesso fedeltà (come prescrive la formula sacramentale di quel giuramento) a Gesù Cristo, al suo Vicario Pontefice romano e ai suoi Successori, dopo la difesa dei profeti, dei Sette Sacramenti, dei 14 articoli della Fede, del Vecchio e Nuovo Testamento, con l’aggiunta della promessa della sottomissione al Sovrano Maestro dell’Ordine , per poi aggiungere l’ulteriore giuramento di credere nell’eterna Verginità, prima, durante e dopo il parto della Vergine Maria, fino alla chiusa finale con la invocazione di Dio e dei suoi Santi Vangeli, disporsi a due pratiche.

La prima è stata quella di tagliarsi i polsi con il mescolare il proprio sangue con quello degli altri nel vino e berlo tutti dalla stessa coppa. Terminato questo cerimoniale – conclude Izzo – “tutti possedemmo la Vergine”.

Non dice chi è stato il primo del turno.

Anche lui, dunque, ha posseduto la giovincella, sempre vergine, quasi … incinta!

Questa la sua conclusione: “Io non so che fine abbia fatto la ragazza”. Di certo assassinata e fatta sparire.

Tutto un cumulo di spudorate e fantomatiche menzogne. Chissà se il Magistrato che lo ha ascoltato gli contestato le calunnie e la simulazione dei reati e ha controllato se Izzo avesse i taglio ai polsi?

Tanto più perché Izzo osa fornire solo il nome di Francesco Narducci e Andrea Ghira, in quanto entrambi già deceduti e che quindi non possono sconfessarlo, senza avere il coraggio di indicare il cognome del preteso Gran Maestro e di nessun altro della banda forse per non correre il  rischio di una denuncia per calunnia.

Non offre alcuna indicazione specifica sulle caratteristiche della villa, sulla “specie di spada”, su il luogo e i tempo del possesso della vergine e sul daffare insieme agli altri 9 protagonisti per il periodo di quasi un mese di comune convivenza.

La sua appare una favolaccia tragica frutto di una fantasia allucinante  (a meno che non sia stata combinata a tavolino con altri!), comunque di indubbia portata criminale.

Izzo, da maliardo incantatore, pretende di apparire una “icona” particolarmente coraggiosa e determinata, proprio quale stupratore, violentatore, rapinatore, e assassino, dotato – è lui che se ne vanta – del carattere e della forza del “guerriero”.

Orbene questo bugiardo  “santificetur”, se ne è capace, mostri il coraggio di andare fino in fondo. Non riferisca le cose a metà, né si limiti ad alludere.

Soprattutto i parenti della giovane Rossella lo esigono. Se non lo fa, egli è solo un turpe massacratore dagli effetti perversi.

Segno di uno stato d’animo da Paradiso perduto. Valido solo per una discesa agli Inferi senza ritorno, per lui e per chi eventualmente lo ha ispirato.

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