IL RIDICOLO DELLA “DESECRETAZIONE” ONLINE DI 13.614 PAGINE SULL’OMICIDIO DI ILARIA ALPI

I soliti giornalisti “spandiletame”, che da oltre 20 anni sono impegnati ad accreditare il falso teorema di una Ilaria Alpi assassinata a Mogadiscio il 20 marzo 1994 perché sapeva o indagava su fatti illeciti tra l’Italia e la Somalia (malacooperazione o traffico di armi o sotterramento di rifiuti), esultano in un profluvio di articoli che la Camera dei Deputati (On.le Boldrini) ha “desecretato” tutti i documenti presso l’Archivio storico del Parlamento, compresi i video, relativi al caso.

Lo annunciano sfruttando l’occasione della ricorrenza ventennale dell’omicidio della giornalista.

Questi uccellatori gridano giulivi “Questa volta ci siamo! Questi documenti ci fanno entrare nel mondo di Ilaria, delle navi dei veleni, delle stragi neonaziste!”.

Tutto da ridere!

13,614 pagine si sono ridotte a solo 20 documenti, che però erano già completamente noti alla “Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin” presieduta dall’on.le Carlo Taormina, tanto che li aveva espressamente richiamati nella sua relazione conclusiva approvata il 23 febbraio 2006 e rimessi alla Procura della Repubblica di Roma – l’unica competente alle indagini – che a sua volta li aveva cestinati perché le fonti erano anonime e perché del tutto inconferenti.

Quattro di questi documenti riguardavano gli studi e i progetti dell’ing. Giorgio Comerio, mai imputato di alcunché, che, già sentito dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sul ciclo dei rifiuti nell’anno 2015 ha sputtanato i suoi detrattori.

Caso chiuso!

Gli altri documenti già stampati per esteso nella citata relazione (pag. 525/536), riguardano alcune informative del SISMI e del SISDE senza indicazione delle fonti, frutto di pura invenzione e già denunciati per falso da Giancarlo Marocchino, chiamato calunniosamente in causa.

Di questi viene preso in considerazione solo la nota del 6 maggio 1996, secondo la quale era stato il generale Aidid, uno dei Signori della guerra, ad interessarsi per un traffico di armi da destinare ai “reduci afgani” nello Yemen, allo scopo di armare cinque brigate di miliziani di cui avvalersi in Somalia per prevalere sugli altri signori della guerra, suoi avversari.

Il ridicolo a questo punto è al massimo livello: nel 1996 non esistevano “reduci afgani”, venuti meno subito dopo la sconfitta dei russi del 1989; per di più nel 1986 Aidid era morto ammazzato dai suoi stessi rivali.

La storia delle cinque brigate, che corrispondono ad almeno 4000 uomini cadauna, fa impazzire. Si tratterebbe di un esercito di 20.000 uomini sarebbero entrati in Somalia per fronteggiare meno di 2000 armati complessivi: a tanto risultavano i miliziani che si fronteggiavano tra le diverse tribù. Ma chi li ha visti? Solo fantasmi!

La fonte? E’ ignota; nella citata informativa al suo posto c’è una grossa macchia di inchiostro nero ed è sbianchettata persino la firma dell’autore della informativa; tanto che il Magistrato inquirente, come la Commissione Parlamentare non l’hanno degnata di alcun valore.

Tutta la desecretazione si è ridotta a questa farsa: ciarle, caccolate, trappolate, fantasticherie, bubbole da circo equestre!

Peggio: si tratta di metastasi puzzolenti e turpi, tanto per continuare ad ingannare la gente onde avvalorare storie false e del tutto prive di riscontri.

Il tutto per pravi motivi politico-ideologici.

Questo offre certo giornalismo investigativo in Italia.

Che sciagurata stagione siamo costretti a sopportare!

Intanto l’avv. Stefano Menicacci ha depositato presso la Procura della Repubblica di Roma una circostanziata denuncia contro tutti i vertici dei Servizi Segreti, a che rendano conto delle loro favolacce.

Questa è la vera desecretazione da rendere possibile.

ANCORA LETAME SPARSO SUL DULICE OMICIDIO DI ILARIA ALPI E MIRAN HROVATIN

In occasione della ricorrenza annuale dell’assassinio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin avvenuta a Mogadiscio il 20 marzo 1994, i soliti giornalisti, pretesi uccellatori illuminati, scrivendo a iosa su compiacenti giornali e settimanali, persistono ancora nel cercare di accreditare che si trattò di un delitto proditorio in quanto la giovane giornalista sapeva o indagava su presunti e indimostrati fatti illeciti: una volta la elargizione di mazzette nell’ambito della cooperazione italiana per lo sviluppo della Somalia, un’altra volta perché Ilaria aveva assistito allo stupro di donne somale da parte di militari italiani, un’altra volta su pretesi traffici illeciti di armi (quando la Somalia aveva tanti armi da esportarle, già appartenute ad un esercito di 200.000 uomini nella guerra contro l’Etiopia del 1987) oppure per l’avvenuto sotterramento di rifiuti tossico-nucleari (quando è stato dimostrato che neppure un chilogrammo degli stessi era mai entrato in quel paese).

Ecco che il 20 marzo 2016 compare su “Il Fatto Quotidiano” un articolo non firmato dal titolo “Ilaria Alpi, 20 anni fa, l’omicidio della giornalista in Somalia”.

Questa volta c’è una novità.

Si scrive: “Fu un tentativo di rapimento finito in tragedia contro giornalisti scelti a caso o un agguato premeditato e mirato contro testimoni scomodi di traffici illeciti della Somalia post Siad Barre?”.

Finalmente! Non più certezze granitiche, spacconate e menzogne secondo le  tesi sostenute in centinaia di migliaia di articoli precedenti.

Se lo domanda la stessa madre di Ilaria che “Chiede ancora di sapere la verità”.

La risposta, in realtà, è stata già data da oltre 20 Procure della Repubblica, da 7 Commissioni parlamentari di Inchiesta, dalla Corte di Assise di Roma che ha giudicato il somalo Hashi (incastrato per opera di un ennesimo depistaggio costruito a bella posta da personaggi appartenenti alla stessa area politico-ideologica a cui appartengono i giornalisti pistaioli).

Questo teorema omicidiario malavitoso non ha mai avuto uno straccetto di prova.

C’è da chiedersi: quale utilità concreta – circa la ricerca della verità – abbia ottenuto la signora Alpi dall’aver frequentato per 20 anni e più questi giornalisti cosiddetti “investigativi”, a cui si deve l’invenzione del falso teorema omicidiario?

Solo congetture, inganni, mistificazioni, ciarle spudorate, calunnie, diffuse, per come le ha già valutate la Commissione parlamentare d’Inchiesta con “vera e propria malafede nel costruire una filiera di mistificazioni che non hanno precedenti nella storia giudiziaria della Repubblica” .

Ci si chiede se possa giustificarsi il perdurare di una frequenza con questi illuminati pistaioli che hanno sfruttato il suo sacrosanto dolore per fare carriera, acquistare immagine ed anche per scopi politico ideologici.

La signora Alpi è solita prendersela con i Magistrati che però hanno fatto il loro dovere, giungendo tutti alle stesse conclusioni: il duplice delitto è stato niente altro che un atto banditesco “contra incertam personam” nell’assenza di mandanti e senza prove di fatti illeciti di qualsiasi genere.

Ormai non c’è più alcun dubbio. Il PM Franco Ionta già nel 2007 ha chiesto la definitiva archiviazione del caso.

Si è opposto il GIP dr. Emanuele Certosino. Ma quali altre prove sono state acquisite in questi ulteriori nove anni?

Quali certezze ha offerto la desecretazione di atti recentemente decisa dalla Camera dei Deputati, già tutti noti alla Commissione parlamentare e alla Procura della Repubblica?

Quali dati di fatto sono emersi dalle vantate ulteriori investigazioni dei giornalisti, dai loro libri e dalle centinaia di migliaia di loro articoli?

Ilaria merita che si ricordi nella canzoni, nei libri, nelle tavole rotonde, che si intitoli al suo nome un fiore, rievocando il suo sacrificio.

Ma è ora di finirla con le solite trappolate portando avanti spregiudicatamente solo favolacce vergognose e vigliacche.

Una ignobile speculazione volta al falso.

Povera Ilaria e povero Miran, il grande ignorato!

Foto: http://cultura.biografieonline.it/ilaria-alpi/

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