Continua la storia infame del depistaggio mediatico sull’assassinio di Ilaria Alpi

I soliti e ben noti “spandiletame” (così sono tradizionalmente definiti nel mondo i cosiddetti giornalisti investigativi che diffondono false notizie) continuano imperterriti ad inventarsi nuove piste, frutto di pura invenzione, al solito scopo di accreditare la tesi di un’Ilaria Alpi uccisa in Somalia il 20/3/1994 assieme all’operatore Miran Hrovatin, perché aveva scoperto fatti illeciti di mala cooperazione, oppure di traffico di armi, oppure di sotterramento di rifiuti trasportati dall’Italia (pare un ballo di San Vito!).

Tutto per opera di una individuata area catto-comunista, irresponsabilmente incapace di alzare bandiera bianca, dopo che, decine e decine di Magistrati in venti anni di indagine non hanno individuato alcuna prova al riguardo sulle “favole” raccontate.

Ma questi protagonisti della mala informazione, dopo essersi vanamente serviti di alcuni noti calunniatori, ricercati solo nel circuito carcerario, disposti ad una sequela di calunnie contro persone innocenti, continuano a farlo approfittando della costante disponibilità di giornali, settimanali e del TG3, tutti appartenenti alla predetta area politico-ideologica, giovandosi persino dell’affidabilità del presidente della Camera dei Deputati, on.le Boldrini, per una storia di desecretazione di documenti neppure secretati, e comunque già finiti in archivio.

Mai domi! Costoro – noti al pubblico per la stampa di decine di migliaia di articoli e innumerevoli libri messi in circolazione – aggiungono nuovi messaggi fangosi giorno dopo giorno, man mano che cresce la loro delusione, servendosi dello sventurato destino di Ilaria e di Miran (ma costui per loro conta assai poco), come un cane che stringe un osso in bocca.

Tutto un cumulo di immondizia neppure differenziata, tale comunque da imbrogliare, giacché si omette sistematicamente di far conoscere l’esito degli infiniti accertamenti probatori frutto delle tante indagini (da parte di venti Procuratori della Repubblica, della Corte di Assise di Roma con un processo in quattro fasi e di ben otto Commissioni Parlamentari di Inchiesta interessate al caso), non provvisti della consistenza, neppure indiziaria, atta a sostenere qualsiasi accusa e a giustificare un vaglio dibattimentale.

Milioni di documenti acquisiti non hanno mai acquistato un qualche grado di coerenza, precisione, concordanza.

Nessuno italiano-somalo, ha mai ricevuto una imputazione, fatta eccezione per il giovane Hashi Omar, coinvolto pare calunniosamente in un ménage tutto da chiarire, in particolare tra l’on.le Veltroni, l’ambasciatore Cassini e i genitori della Alpi.

Mania di protagonismo? Desiderio di immagine?

Piuttosto, interessi politici.

L’ultima loro trovata, combinandola insieme, è questa: esiste un filo delinquenziale che unisce Bettino Craxi, ladro come ladro era Siad Barre, l’ex Presidente della Somalia e “mentore” di Silvio Berlusconi per la sua sua discesa in politica nel 1994, il quale si è servito per fondare “Forza Italia”, di Marcello dell’Utri, legatissimo alla mafia, a sua volta legato per interessi loschi a tale Roberto Ruppen (morto otto anni fa e, quindi, non in grado di smentire), a sua volta “procuratore del governatore somalo Ali Mahdi (un falso), coinvolto in un “Progetto Urano” (smaltimento di rifiuti in Somalia in cambio di armi: un altro falso), assieme a Giancarlo Marocchino (altro falso), anch’egli sospettato di essere trafficante di armi, ma senza seguito penale”, (mai costui è stato imputato per tali traffici).

Un filo che, sempre per costoro, conduce oltre che all’omicidio della Alpi e di Hrovatin (però uccisi da banditi in un maldestro tentativo di rapina, in reazione ai primi spari dell’uomo di scorta della Alpi), anche all’omicidio di Mauro Rostagno nel 1988 (risulta ucciso da mafiosi a Trapani per fatti locali), nonché all’omicidio dell’ufficiale del SISMI Vincenzo Li Causi del 1993 (rimasto ucciso in Somalia da guerriglieri somali in boscaglia al ritorno da una partita di caccia), e a quello del capitano di corvetta Natale De Grazia il 12/12/1995 (risultato morto di infarto dopo una lauta cena in un autogrill sull’autostrada in Calabria).

Un filo – scrive addirittura Luigi Grimaldi, copiato da Andrea Palladino, reiterando quanto di artificiale risulta scritto in un suo precedente libro realizzato assieme a Luciano Scalettari: entrambi – guarda caso – facenti parte in posizione apicale della Centrale di depistaggio mediatico denunciata dal presidente della Commissione parlamentare di inchiesta On.le Taormina) – “che lega fatti e dati che preparano la grande svolta in Italia nel 1994, l’anno della discesa in campo di Berlusconi e del suo trionfo”.

Il tutto sempre per costoro, con la delinquenziale collaborazione della massoneria di Licio Gelli e di Francesco Pazienza, nonché della mafia e della malavita organizzata. Che di più?

Tutto chiaro per questi pretesi investigatori: Forza Italia è stata costruita da una banda di assassini.

E scrive il solito Grimaldi: “Ci ha pensato l’on.le Carlo Taormina (al quale vari altri suoi colleghi disinformati rivolgono l’accusa di essere stato condizionato per la collaborazione con l’avv. Stefano Menicacci, che tutelava gli interessi di Ali Mahdi e di Giancarlo Marocchino) a rendere inestricabile la già complessa materia con il sostegno del centro destra e una inefficace azione di controllo da parte della sinistra, che ha chiuso gli occhi”.

Così, la sarabanda delle favole continua.

Oggi, dopo averla sognata di notte, arrivano a diffondere di giorno un’altra storia campata in aria: la più eclatante!

Quella della tragedia nella rata di Livorno del traghetto Moby Prince, gestito dagli americani e utilizzato per il trasporto delle armi, (10 aprile 1991), che procurò 140 vittime: per loro un’altra strage negata collegata allo stesso filo.

Tutta spazzatura nel nome di Ilaria Alpi.

Evidentemente, non è ancora giunta l’ora di lasciarla in pace.

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