GIANCARLO MAROCCHINO DENUNCIA LE FONTI DEL SISDE E DEL SISMI IN RELAZIONE ALL’OMICIDIO DI ILARIA ALPI E MIRAN HROVATIN ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ROMA

PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE PENALE

E per conoscenza:
– PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI APPELLO DI ROMA
– ON.LE LAURA BOLDRINI – PRESIDENTE CAMERA DEI DEPUTATI
– DR. MATTEO RENZI – PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Roma
ATTO DI DENUNCIA E QUERELA

Il sig. GIANCARLO MAROCCHINO, nato a Borgosesia il 24/3/1942, cittadino italiano, di professione autotrasportatore, attualmente pensionato, residente in Roma Via Tacito n. 90, invocando le sanzioni penali

SPORGE FORMALE DENUNCIA E QUERELA

contro l’anonimo autore delle informazioni raccolte e riportate in informative redatte e diramate, a cura del Servizio Segreto Difesa (SISDE) e del Servizio Segreto Militare (SISMI) appresso specificate, con cui mi si accusa falsamente di essere coinvolto nel duplice omicidio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin assassinati a Mogadiscio da un commando di banditi somali il 20/3/1994, quale mandante o intermediario tra mandanti ed esecutori, nonché impegnato in traffici illeciti di armi e di rifiuti tossico-nucleari tra Italia e Somalia, e nel caso in cui la fonte non sussista (perché frutto di pura invenzione, come si è indotti a credere), nei confronti dei responsabili della redazione delle predette informative, per le loro rispettive responsabilità di istituto sia nella fabbricazione delle informative medesime, e anche per il fatto che pervicacemente hanno rifiutato di rivelare la identità della pretesa fonte malgrado le reiterate richieste rivolte loro dalla Magistratura inquirente, per i reati di calunnia e/o diffamazione aggravata, di falso ideologico, di peculato (ove siano state distorte somme per la predetta operazione di falso, essendo provato l’avvenuto

versamento di varie mensilità di compensi alla pretesa fonte in questione), oltrechè per tutti gli altri reati ravvisabili nei fatti appresso narrati, anche alla luce dei pesanti rilievi critici e della formale denuncia penale all’Autorità Giudiziaria espressa contro i responsabili dei Servizi citati per iniziativa della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”, presieduta dall’On.le avv. Carlo Taormina, per come comprovato dalla Relazione finale approvata il 23/2/2006 (pag. da 505 a 553).

IL FATTO
1) In data 20/3/1994 furono assassinati a Mogadiscio, nell’ambito della guerra civile in atto in quel paese, in una situazione di totale anarchia, i due operatori della informazione, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin per mano di un commando di sette banditi somali.
2) Subito dopo tale eccidio si è costituita in Italia una “Centrale giornalistica di depistaggio mediatico”, supportata in particolare dal TG3 e da vari settimanali e quotidiani, impegnata per ragioni personali, di immagine di carriera e particolarmente per interesse politici ed ideologici, ad imporre i falso teorema di una Alpi che era stata uccisa perchè sapeva e/o indagava prima su fatti di malacooperazione, poi su traffici illeciti di armi e successivamente (man mano che le predette piste si dimostrarono inconsistenti) di traffici illeciti di rifiuti tossico nucleari dall’Italia alla Somalia. Il tutto, per come ha evidenziato la predetta Commissione Parlamentare nella citata Relazione finale con il capitolo “Dieci anni di depistaggio mediatico” dal pag. 671 a pag. 675 con vera e propria malafede e per come emerge dalla discussione avviata in Commissione dallo stesso Presidente Taormina; sempre con l’intento di compromettere la mia persona e altri italiani, pur essendo consapevoli della nostra innocenza, ricorrendo ad una filiera di menzogne proprio allo scopo di imporre il falso sul vero con accanimento pervicace e preconcetto e con una mistificazione, che – per come è scritto a pag. 675 – “è senza precedenti nella storia giudiziaria della Repubblica”.
3) In questo balletto di piste, del tutto prive di riscontri e frutto di prava invenzione, alla ricerca disperata di indizi atti a dare fondatezza al citato teorema omicidiario, è stato fatto spesso il mio nome, proprio in quanto io ero l’unico operatore italiano in Somalia durante la guerra civile, dedito all’autotrasporto e, peraltro, accorso fra i primi sul luogo dell’eccidio (tornavo con i miei operai dal compound americano ove stavo costruendo gli alloggi per l’ambasciatore Scialoja e il suo personale), pochi minuti dopo la sparatoria, impegnato a soccorrere – purtroppo vanamente i due italiani. L’attacco alla mia persona è stato costante nel decorso ventennale. Tanto che mi sono visto costretto a sporgere varie querele e denunce contro alcune “gole profonde”, tutte presenti nel circuito giudiziario, di cui i giornalisti si servivano sempre al fine di sopportare la loro versione dei fatti, andando a cercarli persino nelle carceri e anche compensandoli, poi giudicati colpevoli (Giampiero Sebri e Francesco Fonti per diffamazione e calunnia). Tutto ciò senza che io fossi mai inquisito o accusato di alcunché.
4) Sul caso omicidiario hanno indagato a tappeto e autonomamente, allo scopo di individuare le cause del delitto e la esistenza di eventuali mandanti, come pure la concreta effettuazione dei traffici sopra ricordati:
a. Dodici Procure della Repubblica (Roma, Torre Annunziata, Asti, Milano, Firenze, Trieste, Livorno Genova Reggio Calabria, Potenza, Paola, Nocera Inferiore), con procedimenti conclusisi tutti con richiesta di archiviazione da parte dei rispettivi PM, subito accolte dal GIP di competenza.
b. Una Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla cooperazione italiana allo sviluppo in Somalia (1996-97), circa la esistenza di tangenti e illeciti profitti nei finanziamenti dal Governo Italiano al Governo Somalo mai provati.
c. La Commissione Governativa Gallo sulle pretese violenze di militari italiani contro donne somale, sulla base di un memoriale del Maresciallo dei Carabinieri Francesco Aloi del 1998, decisamente bugiardo;
d. Ben quattro Commissioni Parlamentari di Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e attività illegali ad esso connesse (XIII, XIV, XV e XVI Legislatura): mai provato alcunché in relazione alla Somalia e sulle pretese navi dei veleni autoaffondate (per ultimo la Commissione presieduta dall’On.le Gaetano Pecorella)
e. In più la Corte di Assise di Appello di Roma, con quattro gradi di giudizio contro il somalo Ashi Omar, imputato di far parte del commando assassino che con sentenza 2002 ha escluso i citati traffici di armi e di rifiuti (è stato provato, infatti, che per armare i non più di 10.000 uomini al servizio dei Signori della guerra era più che sufficienti le armi con cui l’ex Presidente Siad Barre aveva dotato l’esercito somalo forte di 200.000 effettivi, tanto che la Commissione Parlamentare Alpi accerterà che in Somalia vi erano armi da esportare e non da importare e circa i rifiuti non un solo chilogrammo è stato trasportato in quel paese tanto che il nuovo presidente ad interim Ali Mahdi, ha dichiarato disponendo dinanzi alla Commissione Parlamentare: “ditemi dove volete scavare e io vi ci porto”, senza omettere di ricordare l’esito negativo di alcuni accertamenti fatti ricorrendo anche a tecnologie avanzate: tutte bufale!) come pure a esistenza di mandanti e della premeditazione del delitto;
f. Per ultimo, specificatamente, la ricordata “Commissione Parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin” (2003-2006), la quale, avendo acquisito tutti gli atti delle pregresse indagini penali e parlamentari, ascoltato centinaia di testimoni, espletato accertamenti tecnici, perizie medico-legali e balistiche, acquisendo anche tutte le informative del SISMI e del SISDE, comprese quelle di cui alla presente denuncia, opportunamente già valutate e rese note (vedasi da pag. 520 a pag. 554 della Relazione Finale approvata il 23/2/2006), ha concluso che l’azione delittuoso è stata null’altro che “un atto banditesco contro incertam personam” escludendo in modo tassativo fatti di malacooperazione, di traffici illeciti di armi e di traffici illeciti di rifiuti (da pag. 664 a pag. 670).
g. Non solo, ma la Commissione medesima ha vagliato in modo estesissimo la mia personalità e i miei comportamenti esprimendo un giudizio positivo per il mio fattivo contributo per la ricerca della verità.
h. C’è di più! La Commissione, nel negare qualsiasi traffico delle armi e di rifiuti tossico/radioattivi, come pure i malaffare legati alla vicenda della cooperazione italiana, (non esiste la benché minima prova, deserto probatorio assoluto, così ha motivato) ha considerato delinquenziale e addirittura criminale tutta l’operazione di depistaggio, scrivendo che “si è toccato il punto più alto di criminosità nella costruzione forzata di verità inesistenti intorno al duplice omicidio di cui si tratta” (pag. 650), muovendo anche pesanti critiche al comportamento dei vertici dei servizi Segreti italiano SISMI e SISDE (pag. 680-682).
5) Ma i membri della Centrale di depistaggio mediatico, tutti espressamente indicati dalla Commissione Taormina e accusati dalla stessa di “vera e propria malafede”, privi di capacità di autocritica, ha ritenuto di disattendere e dichiarare vergognoso l’elaborato della Commissione Parlamentare in quanto si allineava a tutte le precedenti indagini che avevano distrutto totalmente qualsiasi valenza alle loro eresie omicidiarie, continuando e intensificando il depistaggio con un crescendo incredibile, giovandosi anche del ricorrente supporto del TG3, compresa nella loro stessa area politico-ideologica. Non sapendo a quali novità appellarsi, senza essere mai riusciti in 20 anni del loro preteso lavoro investigativo a trovare un riscontro purchessia ai loro assunti, inducendosi persino ad evocare le morti di alcuni personaggi (Li Causi, Rostagno, De Grazia), assolutamente estranei al fatto delittuoso che riguardava i due giovani operatori della informazione italiana assassinati il 20/3/1994, hanno preso ad invocare la desecretazione di atti che, a loro parere, mai infondatamente, la Commissione Taormina aveva tenuto celati, sui quali era possibile avere conferma della loro “verità”. La persistenza di questa campagna sorretta da decine di migliaia di articoli (i richiami su internet a nome di Ilaria Alpi a vent’anni di distanza dalla sua morte sono 550 mila), libri, film, tavole rotonde, spettacoli teatrali, premi giornalistici e i ricorrenti servizi sul TG3, hanno fatto si che la Presidente della Camera dei Deputati On.le Boldrini, evidentemente senza conoscere compiutamente le tante carte delle indagini pregresse, ha chiesto e ottenuto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, dr. Matteo Renzi, la desecretazione di alcuni atti dichiarati, “contra verum”, secretati.
6) Dalla stampa di questi giorni apprendo che tra questi atti figurano alcune informative del SISDE e del SISMI secondo le quali io sarei stato coinvolto nei traffici illeciti di armi in Somalia in favore del gen. Aidid, uno dei “signori della guerra” (morto nel 1996), in combutta con altri tra cui il sacerdote don Elio Sommavilla e, quindi, corresponsabile del duplice efferato omicidio della Alpi e di Hrovatin. Trattasi di spudorate menzogne.
I) Menzogna per il fatto della proclamata desecretazione, del tutto falsa, in quanto tutte le predette informative che si dichiarano desecretate erano ben note pubblicamente e già opportunamente valutate persino dalla Procura della Repubblica, che ebbe a disattenderle (PM dr. Franco Ionta), tanto che figurano riportate per esteso nella Relazione finale della Commissione Taormina nelle note in calce alle pag. 525, 526, 527, 532, 533, 536, 537, 538, 539 e 540).
II) Menzogna soprattutto per il loro contenuto. Già l’ufficio affari giuridici del SISMI aveva espresso parere contrario alle predette comunicazioni per essere poi parimenti e disattese dalla stessa Procura della Repubblica romana competente per le indagini giudiziarie.
Si tratta, quindi, di una riesumazione di documenti già noti e privi di assoluta consistenza ai fini dell’accusa, riutilizzati capziosamente, un ulteriore maldestro tentativo di depistaggio che comunque offende, oltre alla verità, la mia dignità personale.
III) Faccio presente che già la Commissione Taormina, assai lodevolmente, nel prendere consapevolezza delle predette informative e del loro uso strumentale, si era espressa con un giudizio estremamente critico, non solo per totale assenza di riscontri, ma soprattutto per il fatto che si trattava di notizie prese “de relato” da fonti anonime (si è parlato di un somalo che viveva in Italia già prima del duplice omicidio), mai voluto rivelare da parte dei vertici dei due Servizi, (malgrado le reiterate richieste sia dell’Autorità Giudiziaria, sia della stessa Commissione Parlamentare, tutte immotivatamente inevase, così da impedire qualsiasi verifica), tanto da rimettere da parte della stessa Commissione con denuncia gli atti all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria perché procedesse ai più opportuni accertamenti e alla individuazione dei responsabili del falso. Tanto più perché si riteneva che le invocate fonti, peraltro retribuite, fossero del tutto inesistenti e quindi le informative totalmente posticce.
In merito ci si permette di allegare una memoria che riassume quanto scritto al riguardo nella Relazione parlamentare sia per le informative del SISDE, sia per quelle del SISMI, a conferma della falsità e della inconsistenza di tutta l’operazione, già squalificata dal dr. Franco Ionta, (Magistrato integerrimo che conosceva tutte le vicende del fatto omicidiario, essendo stato anche PM nel processo in Corte di Assise di Appello che ha giudicato il somalo Hashi Omar Hassan, con sentenza del 26/6/2001, escludendo, dopo un’accuratissima indagine pre-dibattimentale e dibattimentale, qualsiasi traffico illecito di armi e di rifiuti, come pure la esistenza di mandanti e di premeditazione), il quale ha chiesto nel 2007 – a lavori conclusi dalla Commissione – la archiviazione definitiva del caso “Alpi_Hrovatin”.
Caso trattenuto in vita ad oggi solo per volere del GIP senza che si sia pervenuti, dopo altri 10 anni e più, ad alcun risultato concreto, cosicché i depistatori si permettono di continuare impunemente nella loro costante disinformazione diffamatoria.
Unico rilievo che sarebbe emerso è la non coincidenza di tracce del sangue rilevate nella Toyota della Alpi con il DNA della giornalista, ma al riguardo mi permetto di rilevare due cose: che su quell’auto doveva esserci anche il sangue del Hrovatin e persino delle guardia di scorta dei due assassinati, il quale, dopo aver sparato per primo, si ferì nell’atto di fuggire dall’auto stessa e che in ogni caso la certa identità dell’auto in questione è stata verificata con specifiche perizie balistiche;
* * *
Alla luce di quanto dedotto, il sottoscritto, per ottenere giustizia secondo verità e porre fine una buona volta alla congerie delle denunciate mistificazioni, che purtroppo impunemente continuano (vedasi alcuni esemplari degli articoli che allego), richiamandomi per il resto alla mia circostanziata denuncia e querela già sporta per i reati di diffamazione e calunnia alla Procura della Repubblica di Roma in data 10/11/2007 con n. di prot. 9825, ai fini istruttori

CHIEDO
tutti gli accertamenti più urgenti per conoscere l’origine delle predette informative con rinvio a giudizio dei responsabili della loro posticcia costruzione per i reati contestati, e quindi che si faccia piena luce sul montaggio descritto (si fa presente che il SISDE non ha mai avuto propri agenti in Somalia, mentre il SISME ne aveva uno soltanto, Alfredo Tedesco), individuando le citate fonti (se ancora in vita) tuttora volutamente anonime e gli effettivi rapporti intercorsi tra costoro e i funzionari dei Servizi predetti, nonché in particolare che si disponga:
1) l’acquisizione dei verbali con le dichiarazioni rese da Elio Sommavilla (un sacerdote) in sede di suo interrogatorio avanti al PM di Roma dr. Franco Ionta,
2) Idem per la denuncia penale per calunnia sporta da Don Elio Sommavilla avanti alla Procura della Repubblica di Roma subito dopo aver conosciuto il contenuto delle informative del SISDE;
3) Idem per gli articoli di stampa che già avevano indicato nell’anno 1992/93 il Sommavilla e Giancarlo Marocchino coinvolti nei traffici illeciti di armi, utilizzati per la riproposizione e la costruzione posticcia delle informative da parte dei Servizi;
4) Idem per la copia integrale di tutte le informative del SISDE e del SISMI richiamate nella narrativa e particolarmente già pubblicate e rese note dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin nella sua Relazione Finale che va reperita presso l’archivio della Camera dei Deputati in Via Macuto di Roma;
5) Di individuare in particolare la persona del Direttore del Centro SISDE Roma 1, primo responsabile della redazione delle informative medesime e in particolare di quelle poi trasmesse alla Direzione Centrale dello stesso Servizio, poi alla direzione del SISMI, che le squalificò e, infine, alla Procura della Repubblica di Roma che le archiviò per assoluta inutilizzabilità;
6) Accertare e individuare l’identità della “collaboratrice” del SISDE in stretta intesa con la pretesa fonte, dichiarata ancora in servizio a cui hanno alluso i responsabili del SISDE nel corso della loro audizione avanti alla Commissione Parlamentare Alpi, Amerigo Albini e Francesco Falchi, come da testimonianze rese il 16/6/2005 (v. pag. 538-540);
7) Stabilire e accertare la natura e la quantità dei compensi mensili che si dicono pagati dal SISDE alla fonte anonima per la sua collaborazione e la loro effettiva destinazione;
8) Accertare la eventuale esistenza di rapporti e scambio di informazioni tra la Direzione dei Servizi Segreti e in particolare del Centro SISDE di Roma 1, con i funzionari della Digos di Udine (Donadoni Ladislao Pitussi, accusati di calunnia,) a partire dall’anno 1994, nonché con i giornalisti indicati dalla Commissione Parlamentare Alpi quali membri in posizione apicale della “Centrale giornalistica di depistaggio mediatico”, Luigi Grimaldi, Maurizio Torrealta, Luciano Scalettari e la ex parlamentare Gritta Grainer; per aver operato con vera e propria malafede;
9) Accertare, una volta autenticata le fonti ad oggi anonima, se e quando le medesime si fossero trasferite in Italia, a quale tribù somala appartenessero, se figurano rifugiati politici e quale attività anche professionale abbiano svolto in Italia all’epoca della loro conclamata collaborazione.
Il sottoscritto si riserva di costituirsi parte civile per reclamare i danni morali e materiali subiti da questa prospettazione calunniosa a livello addirittura mondiale.
Chiede di essere informato nel caso in cui il PM avanzi domanda di archiviazione.
Produce tutti i documenti specificati nella narrativa, con riserva di produrre tutti i decreti di archiviazione e la sentenza della Corte di Assise di Appello di Roma e la copia integrale della Relazione Finale Taormina.
Indica a testimoni, salvo altri, l’avv. Prof. Carlo Taormina, il PM di Roma dr. Franco Ionta e l’avv. Gaetano Pecorella, Ali Mahdi Mohamed, ex Presidente della Repubblica della Somalia, ing. Muyne Omar Said, Abdullahi Muse Yusuf
Dichiara di essere a completa disposizione per eventuali interrogatori a chiarimento.
Nomina a difensore di fiducia l’avv. Stefano Menicacci del Foro di Roma con studio in Via della Lupa 25, con ogni più ampia facoltà.
Con fiducia e ossequi.
Roma lì
Giancarlo Marocchino.

Vera e autentica la firma di Giancarlo Marocchino
Avv. Stefano Menicacci

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