UN ALTRO FLOP DELLA GIUSTIZIA, ARTICOLATI I TRE PROCEDIMENTI PENALI PROMOSSI DAL PM PRESSO IL TRIBUNALE DI ASTI, LUCIANO TARDITI, COLLEGATI AL “CASO OMICIDIARIO DI ILARIA ALPI”

Si assiste ad una progressiva archiviazione di tutti i procedimenti penali

nati nell’ambito delle indagini sui pretesi traffici illeciti di armi tra l’Italia e la

Somalia e sulle cause effettive del duplice assassinio di Ilaria Alpi e Miran

Hrovatin.

Nel 1987 il PM di Asti, Luciano Tarditi, senza averne la competenza

territoriale, che poi acquisì grazie alla utilizzazione di un falso proponente

di rifiuti tossici da esportare, residente ad Asti, sulla base di alcune

intercettazioni telefoniche a carico di tale Claudio Roghi, residente a

Montecatini, con Giancarlo Marocchino, operatore italiano, residente

in Somalia, (ove il 24/3/1994 aveva soccorso la Alpi e il Hrovatin colpiti

mortalmente da un gruppo di banditi somali) dispose l’avvio tre procedimenti

penali ben distinti.

Uno riguardava la presunta sottrazione di documenti appartenenti al Ministero

degli Esteri in Italia sottratti dal sig. Marocchino.

Si parlò addirittura di attentato alla sicurezza dello Stato, quando poi emerse

che si trattava di un contenitore abbandonato, nel fuggi fuggi generale,

dal personale dell’Ambasciata italiana, il quale conteneva solo ricevute e

documenti relativi alla contabilità ordinaria e quindi del tutto inutili. Questo

procedimento, che ebbe un notevole clamore sui mass media, è stato

archiviato per la assoluta insussistenza dell’addebito.

Un secondo procedimento riguardò la prospettazione di pretesi traffici di rifiuti

tossico-nucleari dall’Italia alla Somalia (si è detto poi che si trattava di fusti di

olio riciclabile) a conferma del teorema omicidiario secondo il quale la Alpi era

stata uccisa perché sapeva o indagava sugli stessi.

Tuto falso!

A sette anni di distanza lo stesso PM Tarditi, esattamente l’8/4/2004, poco

prima di deporre sul risultato delle sue indagini avanti alla Commissione

Parlamentare di inchiesta per la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin,

presieduta dall’On.le Carlo Taormina, chiese l’archiviazione, subito accolta

dal GIP del Tribunale di Asti.

Il terzo procedimento atteneva a pretesi e indimostrati traffici di denaro

sporco. Si trattava solo di una mera richiesta telefonica se fossero spendibili

e quindi utilizzabili denari del Kuwait in Europa.

Cosa assolutamente impossibile.

Questo procedimento è rimasto in piedi per ben 17 anni. Il PM di Asti

riconobbe la sua incompetenza territoriale e mandò gli atti alla Procura di

Pistoia, che li rispedì al mittente già oltre 10 anni fa, rimanendo senza alcun

adeguato seguito istruttorio.

Finalmente il GIP del Tribunale di Asti, dr. Giorgio Morando, ha emesso in

data 4/11/2013 decreto di archiviazione anche di tale terzo procedimento

(distinto con il n. 3027/2000 RG Gip) rilevando “che la notizia di reato è

infondata”.

Tutta una storia disdicevole portata avanti nell’arco di oltre tre lustri, che è

costata all’Erario enormi spese, rimasta “a bagnomaria”, ma consentendo ad

una ben nota “Gentrale giornalistica di depistaggio mediatico” di continuare

ad avvalorare il falso al posto della verità e portando avanti quella filiera di

mistificazioni che, secondo quanto accertato con la Relazione Finale della

Commissione Taormina, approvata il 26/2/2006, “non ha precedenti nella storia

della Repubblica Italiana”.

Tutta una storia, che ha dato visibilità e continua a darla ai soliti depistatori

caratterizzati, sempre a detta della stessa Commissione, “da vera e propria

malafede”, ricercabili tra i giornalisti – ben individuati – de L’Espresso, l’Unità,

Il Manifesto, Famiglia Cristiana e il TG3, tutti della stessa area politica catto-
comunista.

Storia volutamente distorta, che giustifica gli annuali “premi giornalistici”

intitolati a Ilaria Alpi che si tengono a Riccione e ai quali avrebbe partecipato,

secondo quanto annunziato pubblicamente, lo stesso dr. Tarditi.

Storia che al medesimo consente di rilasciare interviste, come è avvenuto

recentemente proprio su “Il Manifesto”, secondo cui la verità sul delitto Alpi e

sui traffici illeciti di armi e di rifiuti non si è scoperta grazie anche all’omertà e

alla compiacenza dei Servizi Segreti italiani deviati.

Che dire di più?

G.M.

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