Il libro “Strage di Piazza Fontana” di Paolo Cucchiarelli e il film “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana stroncate dalla critica perché intrisi di falsità.

Paolo Cucchiarelli ha scritto nel 2009 il libro “Strage di Piazza Fontana” edito dalla Adriano Salani del gruppo editoriali Mauri Spagnol, che poi ha reiterato nel 2012 in occasione dell’apparizione del film “Romanzo di una strage” del regista marco Tullio Giordana prodotto dalla Cattleya con la co-produzione di RAI Cinema,  che a quello si è ispirato.

Le due opere si sono giovate di un reciproco accreditamento e di un enorme battage pubblicitario, ma hanno registrato un flop generalizzato perché ne è stata contestata l’utilità sociale e qualsiasi valore  storico culturale.

Naturalmente per i due autori la colpa della strage è soltanto dei nazi fascisti e quindi a senso unico predeterminato senza tener conto dei risultato assolutori di tutti i processi penali instaurati in merito.

Senza dover estendere ulteriormente l’indagine circa le predette stroncature che hanno squalificato libro e film ci si può limitare a ricordare le forti e concordanti censure che sono state formulate da noti personaggi della politica e della critica editoriale e cinematografica compresi gli appartenenti alla stessa area ideologica di sinistra degli autori delle opere in questione.

Crediamo di doverle riportare appresso sinteticamente:

 

I)               Adriano Sofri (27/3/2012), ex leader di Lotta Continua, quale sintesi di un libro di 132 pagine:

•                si tratta di una farragine di errori di fatto dovuti all’ignoranza di documenti fondamentali;

•                illazioni oltraggiose, divergenze clamorose.

•                esclusa la scientificità del libro poi usato come fonte di verità e di ispirazione del regista Giordana e dei suoi sceneggiatori Stefano Rulli e Sandro Petraglia;

•                le tesi del Cucchiarelli sono deliranti;

•                film non credibile, con tesi assurde, gratuite, insensate, false;

•                utilizzate fonti anonime e riferite pretese testimonianze di fascisti di cui il Cucchiarelli non fa il nome;

•                tutto frutto di invenzione;

•                sviste, arbitrarie pseudo deduzioni, scambi di persona, elucubrazioni;

•                uno oscuro intrigo pervade tutta l’opera in un pasticcio storiografic;

•                una inclinazione alla paranoia. Non si fa!

 

II)              Corrado Stajano (28/3/2012), scrittore sul Corriere della Sera:

•                il film di Giordana tratto dal libro di Paolo Cucchiarelli trasuda di episodi non verificabili; molte omissioni; si inventano circostanze,  frasi, adducendo  episodi storici di cui non si è mai avuta notizia;

•                versioni zuccherose di Saragat, Moro, anarchici, Valpreda, Calabresi; date per certe due bombe in attuazione di un piano di coinvolgimento di fascisti e Valpreda: una storia che fa acqua da tutte le parti, tale da non meritare da essere presa seriamente in considerazione;

•                film ambiguo con episodi non verificabili… con personaggi che sono jolly utili per raccontare ciò che serve;

•                rivelazioni assurde che ancora una volta travolgono quello che si sa degli atti dei processi e dalle inchieste.

•                a pag. 641, del libro del Cucchiarelli, di nuovo i doppi estremismi, le piste rosse e quelle nere: un guazzabuglio!

III)            Aldo Giannulli, critico cinematografico:

–                 1/4/2012

•                Il film ha molti punti deboli e si muove sul terreno infido delle ipotesi;

•                consiglio di leggere il libretto web di Adriano Sofri che “leva la pelle” al Cucchiarelli dimostrando quanto superficiale sia stato il suo studio delle carte.

–                 2/4/2012

•                Il film del Giordana tratto dal libro del Cucchiarelli (i cui diritti sono stati acquistati dalla produzione) ha indignato, oltre a Sofri, Corrado Staiano, Goffredo Foti e persino gli anarchici romani;

•                molte le omissioni; molti personaggi lasciano perplessi; mancano prove definitive in più casi;

•                il film merita critiche anche cinematograficamente;

•                dimenticati i risultati delle due inchieste svolte dalla ISEC fra gli studenti delle scuole medie superiori di Milano nel 1999 e nel 2009 per i quali gli intervistati hanno ritenuto la strage opera delle Brigate Rosse (40%), della Mafia (20%), mentre solo l’8% parlava di fascisti, proprio in una città dove ogni 12 dicembre c’è un corteo studentesco che ricorda la strage.

 

IV)            Claudio Siniscalchi (1/4/2012)

•                Nel film “Romanzo di una strage” Giordana inventa molto; ricorda poco la verità storica, confonde.

•                Ignora anche la lunga campagna di stampa che indicò il Calabresi quale responsabile della morte dell’anarchico Pinelli e quindi il suo assassinio; è parziale in quanto “omette di mostrare gli esecutori di quell’omicidio”;

•                “Caro Giordana, come è facile inventare teorie nuove e come è difficile ricordare verità note a tutti!”.

 

V)              Piero Scaramucci (5/4/2012) sul Manifesto

•                Tortuosa la strada del regista Giordana che ricorre a teorie infondate e  cervellotiche.

•                Ha inserito nel film elementi di depistaggio.

•                Giordana si è addentrato in “richiami spericolati” suggeriti dal volume del Cucchiarelli, un ponderoso libro demolito dal feroce e documentatissimo plamphet di Adriano Sofri. .

•                Il film e il  libro sono un insieme di tasselli, alcuni storici, altri ipotetici, altri romanzati… scivolando via via dalle non poche certezze che in alcuni anni si sono ottenute, con molte santificazioni non giustificate.

 

VI)            Goffredo Fofi (2/4/2012) su l’Unità

•                Titola il suo articolo “Il telefilm della bomba”.

•                Marco Tullio Giordana non è riuscito a fare un lavoro decente su Piazza Fontana, nonostante i mezzi.

•                Gli sceneggiatori, partendo dal libro dove le illazioni dominano, per le incongruenze e gli opportunismi, che riguardano la ricostruzione della strage di Piazza Fontana, hanno costruito un film che in se non merita né molta attenzione, né molto riguardo per i suoi limiti di sostanza e di idealità.

•                Il film è come un “docufiction”, un “telefilm”; è un panettone da povero plamphet giornalistico.

•                Questo film è una parodia di ricostruzione storica, da opera dei pupi, da filodrammatica e da sceneggiata, da museo delle cere, da gara paesana di imitatori, da santini e macchiette, tra opposti buoni e i morti che non posso più parlare.

 

VII)           Francesco Barilli e Saverio Ferrari (2/4/2012), Corriere della Sera

•                Il film “Romanzo di una strage” è una occasione persa.

•                Cucchiarelli millanta un mai concesso assenso di Licia Pinelli, come si apprende dalla lettera di Claudia, figlia di Pino e Licia Pinelli.

•                Il libro è sconcertante e irritante. Fonde elementi di inchiesta a volte pindarici, dell’autore, che si fanno via via più fantasiosi, depotenziandone il contenuto con il difetto di cadere in ricostruzioni azzardate, con concessioni alla più sfrenata dietrologia. Un limite che rende il libro non una sorte di verità definita sulla “madre di tutte le stragi”, come è stato pubblicizzato, ma un contributo che rischia di mettere in ombra persino la parte di verità già accertate.

•                Il comportamento di Valpreda nella ricostruzione del Cucchiarelli sarebbe di imbecillità. Imbecillità la stessa storia delle due bombe nelle banche.

•                Altri anarchici rappresentati come sciocche marionette.

•                Si omette di sottolineare che nessuno è stato condannato per quanto riguarda le responsabilità personali.

•                Finta la storia, mai emersa, di un preteso “socia” di Valpreda (nb: ci si riferisce ad Antonino Sottosanti), un neofascista che sarebbe stato prescelto per compiere l’attentato proprio per la sua somiglianza con l’anarchico.

•                Il percorso seguito dal Cucchiarelli è arbitrario.

•                Le conclusioni sono del tutto discutibili.

•                Il Cucchiarelli, affascinato da un solo percorso (il killeraggio dei fascisti) ha trascurato ogni alternativa che lo possa portare a conclusioni diverse.

•                Cucchiarelli perde il senso della misura. Decodifica segni e messaggi indecifrabili, raccoglie verità ancora nell’ombra.

•                Cita un Mister come fonte rivelatrice, un fascista operativo, uno che sapeva e che agiva, cioè un pezzo grosso della destra extraparlamentare dell’epoca, ma non ne indica il nome: dunque, un personaggio anonimo utile per tracciare la trama e l’essenza del libro. Senza prove sulla affidabilità e di riscontri obiettivi.

•                Cucchiarelli si è fatto prendere la mano in una specie di bulimia investigativa, che gli fa vedere segreti dove segreti non esistono, che ricorre alla dietrologia… per risolvere il segreto di Piazza Fontana.

•                Decisamente troppo per un libro che denuncia il proprio limite fin dalla copertina, dove è scritto “finalmente la verità sulla strage”, con una enfasi che denuncia il limite di una scarsa umiltà.

•                Se non è un depistaggio il “Segreto di Piazza Fontana” è una occasione mancata. O forse una operazione politica utile per creare confusione e mettere in ombra importanti operazioni giudiziarie, sostenere la innocenza degli anarchici (e quindi la responsabilità dei soli fascisti) approfittando di un clima revisionista e cialtronesco che rende possibile far rientrare dalla finestra veleni e sospetti già da tempo usciti dalla porta principale della storia.

 

VIII)         Pierluigi Sullo (18/4/2012)

•                Titola l’articolo: “Il Medioevo della fiction”.

•                Conviene con la definizione del critico Francesco Foti che aveva definito il film “un panettone da povero  plamphet giornalistico” e dichiara di condividere le stroncature di Corrado Staiano, Piero Scaramucci e Adriano Sofri, nonché del figlio del Commissario Calabresi.

•                La tesi del libro del Cucchiarelli, ripreso dal film, di una bomba leggera, dimostrativa, messa da Valpreda, che i nazisti manovrati dai servizi (e dagli americani, dai greci e da chissà chi), affiancarono una seconda bomba, quella letale e cervellotica.

•                Tale teoria nel film fa una capriola: una bomba l’hanno messa i fascisti “buoni”, l’altra i fascisti “cattivi”.

•                La pezza è peggiore del buco.

•                E’ vero, come ha detto Adriano Sofri, che siamo precipitati nel “Medioevo della fiction”. Quel che ne esce è un revisionismo storico sommario e dilettantistico.

 

IX)            Rita di Giovacchino: (9/4/2002) Lettera aperta a Paolo Cucchiarelli

•                A proposito del rilancio del libro “Il segreto di Piazza Fontana”, come pure del film che ne è seguito, li considero un’occasione sprecata. Non serve ricordare, non aiuta a discutere.

•                Troppe le ricostruzioni falsate.

•                Il messaggio complessivamente depistante.

•                Tutto falso, frutto di stereotipi e carenze informative;… eppure tu avevi le prove già vagliate dalla Magistratura, e archiviate come pezzi inutilizzabili per come ci ha ricordato in questi giorni il Giudice Gerardo D’Ambrosio.

•                Io mi trovo d’accordo con Sofri. Non si fa! Non si insinuano fantastorie.

•                Tu replichi alle critiche: “Ma perchè tanto chiasso, dov’è lo scandalo?. Io ho scritto che i responsabili sono i fascisti e che la seconda bomba serviva per incastrare gli anarchici. Ma stavolta la seconda bomba è servita per incastrare te”.

 

X)              Ezio Mauro (3/4/2012) Direttore e giornalista su “La Repubblica”

•                Non si può fare un “romanzo” su una ferita aperta del paese.

•                E’ un furto di verità che non tollera letteratura.

•                Si ha il dovere di difendere la storia non lasciandola corrompere dalla corrosività dei racconti, dalla banalizzazione, dall’interesse postumo di confondere ciò che è stato già accertato.

•                L’uscita del film di marco Tullio Giordano, che si appoggia come spunto al libro “Il segreto di Piazza Fontana” di Paolo Cucchiarelli, procura la preoccupazione che il veicolo popolare del film – e del libro rilanciato dal film – possono portare dentro il senso comune italiano nuovo o immettere una falsa percezione sui colpevoli e sulle vittime, confondendo gli elementi di verità, che sono stati definiti come tali.

•                Il libro di Cucchiarelli sostiene la tesi “assurda” che non ha alcun riscontro giudiziario o documentale di due bombe e il film segue questa traccia.

•                Il libro è costellato di contraddizioni e da errori materiali… che possono colpire molti.

•                Il fatto che “la verità giudiziaria non c’è” non autorizza a spacciare per verità ricostruzioni di fantasia.

XI)            Alessandro Smerilli (4/4/2012)

•                Il film ha fatto sue e ha avvalorato le false tesi del libro di Cucchiarelli da cui quello è stato tratto e che come tale è comparso in tutta la pubblicità e nei titoli.

•                Sono raccontate tesi contrapposte su cui non ci sono prove, tanto meno definitive.

•                La versione del Cucchiarelli della doppia bomba (fascista) in attuazione di un unico piano, fa acqua da tutte le parti e non merita di essere preso seriamente in considerazione.

•                Su Calabresi niente prove, neanche in questo caso.

 

XII)           Daniele Bianchessi (3.4.2012) Lettera a Marco Tuttlio Giordana

•                “La tesi del film secondo cui la strage viene ideata di fascisti e la bomba venne preparata dai finti anarchici – in realtà fascisti – e consegnata a Pietro Valpreda da provocatori di cui egli si fida in moto ingenuo – non sta in piedi.

•                Ti ricordo che nell’ultima sentenza ha assolto tutti gli ordinovisti”.

XIII)         Igor Couto

•                Troppi punti sottintesi sono incomprensibili per i non addetti ai lavori, considerati dagli spettatori inutili e fini a se stessi, come, tra l’altro, le bombe di agosto, più volte richiamate, ma mai spiegate.

 

XIV)         Fabrizio Cuzzola

•                “Il libro di Sofri ha chiuso definitivamente la partita con i teoremi del Cucchiarelli.

•                Il film lo reputo una occasione perduta.

•                Il film è un’occasione assolutamente sprecata per tale luce; anzi – a dire il vero – è un ulteriore lampione senza luce”.

 

XV)          Dimitri Deliolanes (8/9/2009) Corrispondente della TV greca ERT a Roma

•                La tesi del libro è il racconto di una bomba anarchica, un petardo a scopo solo  dimostrativo e una parallela bomba fascista per provocare la strage e incolpare la estrema Sinistra;

•                Il libro si caratterizza per una eccessiva astrusità e astrusità di tutta l’operazione.

Si dilunga per troppe pagine su esplosivi e detonatori, ma ci sono imprecisioni                non conoscendo la vera realtà della Grecia.

•                Fa il nome del greco Tsikauris, un terrorista indicato quale esponente della destra, mentre era un militante del partito comunista. Riferisce dell’attentato all’Ambasciata USA, quando questo era maturato negli ambienti del PCI milanese, ove si aggirava Feltrinelli.

–        Un bel commento per il libro del Cucchiarelli e per il film del Giordana, il quale si è avvalso quali sceneggiatori di Petraglia Sandro e Rulli Stefano con le musiche di Piersanti Franco!

Due sole parole per giudicare questa farraggine di invenzioni e di errori, anticipate da Adriano Sofri: una inclinazione alla paranoia!

Trova così conferma la esistenza in Italia da sempre di una centrale di depistaggio mediatico composta da partiti e  giornalisti impegnati a far prevalere il falso sul vero ricorrendo ad una filiera di mistificazioni che non hanno precedenti nella storia della Repubblica Italiana.

A pensare poi che il film del Giordana ha persino ottenuto 800 mila euro di contributo pubblico dallo Stato. C’è da vergognarsi?

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