Continuano le menzogne propalate da Greenpeace Italia sui traffici illeciti di rifiuti tossici dall’Italia alla Somalia

Vengono costantemente inseriti su internet relazioni e articoli, a decine di a cura di Greanpeace Italia con cui si da per accertato l’arrivo in Somalia di navi cariche di rifiuti tossici e nucleari provenienti dall’Italia.
A supporto di questa menzogna, come tale qualificata dopo quasi 20 anni di indagini da ben 10 Procure della Repubblica, dalla Corte di Assise di Roma e da ben 5 Commissioni parlamentari (secondo le quali  non un solo chilogrammo di rifiuti è mai giunto in quel paese africano), Greanpeace ricorre ad una falsificazione ancora più spudorata, pubblicando alcune foto di un preteso porto costruito a El Maan vicino a Mogadiscio “interrando nei moli centinaia di container contenenti rifiuti”, per iniziativa di un operatore italiano, Giancarlo Marocchino, mai accusato di alcunché e gratificato dalla Magistratura di aver dato un forte contributo alla ricerca della verità in relazione alle circostanze che portarono all’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin a Mogadiscio il 20/3/1994.
Quello che è ancora più disdicevole è il fatto che a supporto di queste false storie, di contenuto indubbiamente calunnioso, accorrono legioni di giornalisti irresponsabili (si registrano ben 93.000.000 riferimenti su Google alla voce “Greanpeace-traffici di rifiuti in Somalia” alla data del 1/4/2012) i quali, omettendo qualsiasi verifica, fanno da cassa di risonanza delle menzogne.
Fra questi in testa il giornalista RICCARDO BOCCA de “L’Espresso”, il quale arriva addirittura a sostenere che questi traffici “si ricollegano direttamente alla vicenda omicidiaria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”.
Quel Riccardo Bocca che la Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla morte di Alpi e Hrovatin nella sua Relazione Finale del 23/2/2006 (pag. 623) ha accusato – unitamente ai giornalisti Luciano Scalettari, Alberto Chiara e Barbara Carazzolo di “Famiglia Cristiana”, di “estrema superficialità professionale se non di vera e propria malafede”.
Quel Riccardo Bocca che, secondo quanto ha raccontato ai Ministrati l’ex Boss della ‘ndrangheta Francesco Fonti il 9/9/2005 al dr. Vincenzo Macrì dell’antimafia, gli promise 10.000,00 euro per sottoscrivere un memoriale scritto col computer dal giornalista stesso, poi apparso su l’Espresso il 9/6/2005, con cui, quel malavitoso e pluricondannato per calunnia, asseriva di aver partecipato personalmente al trasporto dei rifiuti interrati in Somalia.
Tutto ciò rappresenta una bella compagnia deviante, per come già ebbe a concludere la Commissione Parlamentare predetta quando indicò in posizione apicale proprio in “Famiglia Cristiana” e ne “l’Epresso”, e particolarmente i giornalisti predetti, quali membri della “Centrale giornalistica di depistaggio mediatico” tutti impegnati a far prevalere il falso sul vero.
“Greanpeace Italia” aggiunge a supporto la sua campagna mostrando di volersi inserire in questa filiera di mistificazioni che, secondo quanto ha scritto la stessa Commissione Parlamentare, “non ha precedenti nella storia della Repubblica Italiana”.

Che vergogna!
Crediamo che dovrà risponderne in sede penale e civile.

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