IL BOSS FRANCESCO FONTI SUI TRAFFICI DI ARMI E DI RIFIUTI E IN SOMALIA E SUL DELITTO ALPI E’ UN CALUNNIATORE! LO DICE IL TRIBUNALE PENALE DI ROMA

 

IL BOSS FRANCESCO FONTI SUI TRAFFICI DI ARMI E DI RIFIUTI E IN SOMALIA E SUL DELITTO ALPI

E’ UN CALUNNIATORE!

LO DICE IL TRIBUNALE PENALE DI ROMA

 

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TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA

COMPOSIZIONE MONOCRATICA

Procedimento n. 29953/05 RG NR

VII Sezione Penale – Dr.ssa Maria Elena Mastroianni

IMPUTATO

FONTI FRANCESCO nato a Bovalino il 22/02/1948

 

 

“per reato p. e p. dall’art. 368 cp, 81 cpv perchè, ripetutamente, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, con dichiarazioni rilasciate in sede di colloquio investigativo innanzi ad un Magistrato della DNA, rese all’Autorità Giudiziaria di Potenza e quindi alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, in data 5/7/2005, accusava falsamente, conoscendone l’innocenza Alì Mhadi Mohamed, Marocchino Giancarlo e Martini Mirko di traffici illeciti di rifiuti radioattivi e di armi da guerra verificatesi asseritamente in Italia e in Somalia nel 1993, fatti dai quali sarebbe derivata, tra l’altro, l’uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, in Roma fino al luglio 2005”

 

 

Fonti Francesco, noto boss della ‘ndrangheta calabrese condannato a circa 50 anni di reclusione per gravi reati di spaccio di droga, associazione mafiosa, evasione, falso, bancarotta, truffa e soprattutto tre volte per aver calunniato Magistrati accusati di connivenza con la malavita organizzata, è stato giudicato dal Tribunale di Roma nel procedimento indicato in epigrafe, su denunci delle tre parti lese che egli aveva accusato anche mediante la pubblicazione di un memoriale apparso in un servizio su l’Espresso a firma del giornalista Riccardo Bocca, dopo lunghe intese protrattesi per circa tre anni con tre giornalisti di Famiglia Cristiana e precisamente Luciano Scalettari, Alberto Chiara e Barbara Carazzolo, prestandosi al mendacio dietro promessa di compensi in danaro.

In data 3/11/2011 è stata emessa sentenza n. 19986 con la quale è stata, erroneamente statuita la prescrizione del reato pur dando atto della assoluta e indiscutibile ipotesi calunniosa.

Il Magistrato nella parte motiva ha messo in risalto la farraginosità delle dichiarazioni, la assoluta imprecisione, il continuo evocare inquietanti scenari politici e criminali, a livello internazionale, con discorsi lasciati in sospeso, senza alcun conforto testimoniale o documentale, con una enorme quantità di contraddizioni, con frequenti deficit mnemonici, senza mai saper fornire spiegazioni razionali, servendosi di documenti e dati sottratti a danno di condetenuti, nonché formulando tutta una serie di accuse che hanno dato vita a procedimenti conclusesi con provvedimenti di archiviazione.

Malgrado avesse alluso al fatto che l’uccisione di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin era stata derivata dai traffici illeciti di rifiuti e di armi in Somalia, è emerso che poi il Fonti, ascoltato dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla predetta morte presieduta dall’On.le Carlo Taormina, ha smentito se stesso escludendo ogni ipotesi di collegamento tra i predetti traffici e il duplice omicidio, giustificandosi col dire che si trattava di una sua personale congettura.

Accusa falsa, scrive il Tribunale, da persona non credibile, fatta nella consapevolezza da parte sua dell’innocenza dei calunniati.

Il Tribunale aggiunge come il contenuto del memoriale sollecitato dai tre Giornalisti di Famiglia Cristiana, che secondo il Fonti, gli promisero un utile di 20-25 mila euro, quale provento di un libro che loro stessi gli avrebbero fatto pubblicare, nonché redatto personalmente col computer da Riccardo Bocca de l’Espresso, da cui il Fonti estrasse una copia poi da lui inviata al Magistrato, è indicativo dell’esistenza di una rappresentazione del fatto artatamente strutturata con dolo indubbio.

Si è trattato, quindi, di una operazione decisa a tavolino grazie alla quale è stato possibile “sfruttare” il malavitoso, del tutto inattendibile, configurando “una operazione frutto di superficialità e di vera e propria malafede, nel plasmare le dichiarazioni di un testimone ad uso e consumo dei propri scopi giornalistici”.

Ciò per come descritto a pag. 623 della Relazione Finale della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulla morte di Alpi e Hrovatin approvata dalla Camera dei Deputati il 23/2/2006.

Una operazione, frutto di una strategia spregiudicata, che si inserisce in una filiera di mistificazioni che – come ha scritto la Commissione a pag. 675 – non ha precedenti nella storia giudiziaria della Repubblica.

C’è da chiedersi come mai i tanti giornalisti, tutti depistatori, che si sono prestati a fare da cassa di risonanza, a migliaia, delle dichiarazioni del Fonti (il cui nome è richiamato su Internet 350.000 volte) ora tacciono, incapaci della più elementare autocritica.

Non è il caso di dire: che vergogna?

Aggiungiamo solo, per amore di completezza, che le dichiarazioni del Fonti sono state vagliate anche per altri aspetti, sempre connessi al traffico di rifiuti e all’autoaffondamento di navi nel mare, dalle procure della Repubblica presso i Tribunali di: Potenza, Paola, Catanzaro, Firenze, Reggio Calabria.

Tutte hanno avuto lo stesso esito: una generalizzata archiviazione.

Che vergogna!

 

 

 

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