OMICIDIO DI ILARIA ALPI E DI MIRAN HROVATIN – TRAFFICI ILLECITI DI ARMI E DI RIFIUTI NUCLEARI

CONTRO I TANTI VERGOGNOSI DEPISTAGGI:

SUL CASO “SOMALIA – OMICIDIO DI ILARIA ALPI E  DI MIRAN HROVATIN – TRAFFICI ILLECITI DI ARMI E DI RIFIUTI NUCLEARI”

LE DENUNCE AD ISTANZA DELL’OPERATORE ITALIANO GIANCARLO MAROCCHINO

_____________

Il 20 marzo 1994 furono assassinati a Mogadiscio, capitale della Somalia, la giornalista Ilaria Alpi e l’operatore televisivo Miran Hrovatin da un gruppo di banditi somali.

Su questo duplice omicidio hanno indagato ben 7 Procure della Repubblica di altrettanti Tribunali italiani, ben 5 Commissioni parlamentari di inchiesta, elette dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica, nonché in 4 gradi di giudizio dalla Corte di Assise di Roma che ha giudicato il somalo Hashi Omar, imputato dell’assassinio, con sentenza del 26 giugno 2002.

L’esito delle indagini estese a tutto campo e protrattesi fino ad oggi, hanno prodotto lo stesso risultato, inequivoco: si è trattato di un delitto “contra incertam personam” nell’ambito di una cruentissima guerra civile, senza mandanti e senza premeditazione, a fronte di un assoluto deserto probatorio circa traffici illeciti di armi e di rifiuti tossico-nucleari dalla Italia in Somalia: in questo paese vi erano armi da esportare e non da importare e non un solo chilogrammo di rifiuti vi è stato interrato.

Si è verificato che subito dopo il delitto, per ragioni di immagine, di carriera e soprattutto politico-ideologiche, si è costituita in Italia una “Centrale di depistaggio mediatico”, composta da alcune testate e da un gruppo di giornalisti, supportati dal TG3, dall’industria cinematografica e dalla editoria, impegnati a supportare il teorema omicidiario, rivelatosi ad oggi completamente falso, secondo il quale i due italiani erano stati uccisi perché sapevano e indagavano sui predetti traffici.

Questo depistaggio si protrae ancora oggi, dopo ben 17 anni da quell’evento, basato sul mendacio e ricorrendo ad affabulatori presenti nel circuito giudiziario e tutti condannati già per calunnia, al fine di imporre il falso sul vero, con la scusa di esercitare un giornalismo investigativo, nell’assenza di alcun riscontro e costruendo – per come ha concluso la Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Alpi e di Hrovatin con la sua Relazione Finale approvata il 23/2/2006 – “una filiera di mistificazioni che non hanno precedente nella storia giudiziaria della Repubblica”.

Questa Centrale giornalistica di depistaggio mediatico, avvalendosi dell’apporto ritenuto doloso di Magistrati, poliziotti, carabinieri e persino direttori di carceri, ha compromesso per avvalorare il mendacio con accorta strategia persone innocenti tra le quali l’italiano Giancarlo Marocchino, nato a Borgosesia nel 1942, operatore in Somalia dal 1984, rimasto in questo paese anche durante la guerra civile al servizio della Cooperazione italiana allo sviluppo e delle varie Organizzazioni Non Governative per la distribuzione di aiuti umanitari alle popolazioni locali, su mandato del Ministero degli Esteri italiano.

Contro questo tentativo spudorato di compromissione Giancarlo Marocchino, che quel 20 marzo 1994 soccorse la Alpi in un disperato tentativo di salvarla dalla morte, mai indagato in relazione al predetto duplice assassinio, ha dato un notevole contributo – per come attestato da tutti gli inquirenti – alla ricerca della verità e quindi al servizio della giustizia meritando – così è stato scritto – ampia riconoscenza.

Egli, in data 10/12/2007 ha ritenuto di dover sporgere una circostanziata denuncia-querela presso la Procura della Repubblica di Roma contro tutti i depistatori individuati singolarmente dalla Commissione parlamentare, sulla base anche delle conclusioni articolate nella Relazione Finale, che fa stato in Parlamento.

Solo nel giugno 2011, dopo quasi 4 anni di inerzia istruttoria, gli perviene con somma sorpresa con l’avviso del S.Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, dr. Gianfranco Amato, la richiesta al GIP per una generalizzata archiviazione.

Egli ha ritenuto di proporre opposizione al GIP contro questo insabbiamento che – di fatto – si traduce in un ennesimo favore a supporto del perdurante depistaggio che si protrae spregiudicatamente senza soluzione di continuità.

Si ritiene di pubblicare integralmente l’atto di opposizione a firma dell’avv. Stefano Menicacci del Foro di Roma, quale difensore di fiducia, allo scopo di offrire un’occasione di conoscenza e di riflessione su iniziative e comportamenti manifestatisi  al di fuori di qualsiasi etica professionale e, per come ha scritto la Commissione parlamentare, frutto di vera e propria malafede.

Reply